In Via Goffredo Mameli, nel Rione Trastevere, nello slargo alla confluenza di Via Luciano Manara, è presente la Fontana del Prigione. Tale fontana originariamente si trovava presso Villa Peretti Montalto, la villa di Papa Sisto V Peretti (1585-1590), nel corso del cui Pontificato era stato restaurato e ripristinato l'antico Acquedotto Alessandrino, che venne chiamato Acquedotto Felice (dal nome di battesimo del Papa, che prima di assumere il nome di Sisto V si chiamava Felice Peretti), e vennero realizzate ramificazioni alle condutture per l'approvvigionamento idrico di aree come il Viminale e il Quirinale, serviti fino a quel momento in maniera marginale, dove vennero realizzate diverse fontane grazie al nuovo acquedotto, come quella del Mosè presso Piazza San Bernardo.
Papa Sisto V volle quindi far sgorgare l'acqua del nuovo acquedotto anche all'interno della sua villa, e commissionò dunque una fontana al suo architetto di riferimento Domenico Fontana, che la realizzò tra il 1587 e il 1590. Curiosamente, la fontana prende il nome di "Fontana del Prigione", ma non vi è, almeno apparentemente, alcuna figura di un prigioniero. La spiegazione del nome la ha data il Principe Massimo nel 1636, dopo che aveva acquistato la villa che fu di Papa Sisto V, e descrisse il blocco marmoreo di apparenti rocce che si trova entro la nicchia della fontana come un prigione che cerca di liberarsi dalla materia. La fontana si presenta infatti come una grande nicchia delimitata da due lesene che sorreggono un frontone con riferimenti al simbolo della famiglia Peretti - il leone e le ghirlande - entro la quale una testa di leone getta acqua su una vasca. Sotto la testa del leone, il corpo marmoreo dall'aspetto roccioso di cui si è detto.
A partire dal 1888 la Villa Montalto, all'epoca nota come Villa Montalto Massimo, venne demolita per lasciare spazio ai nuovi quartieri nell'area della Stazione Termini: la fontana fu quindi smontata e ricollocata tra il 1894 e il 1895 in Via Genova, come sfondo monumentale nel tratto cieco della strada. La realizzazione in quell'area del Palazzo del Viminale come nuova sede del Ministero dell'Interno, tuttavia, rese necessario creare un accesso in Via Genova come magazzino o autorimessa, e la fontana venne dunque smontata una seconda volta e ricollocata dal Genio civile in Via Goffredo Mameli, dove tuttora si trova, nel tratto in cui la strada si allarga alla confluenza di Via Luciano Manara. Durante il fascismo, questo slargo prese il nome di Piazza Duilio Guardabassi, in memoria di un 17enne fascista di Trastevere ucciso in un agguato nel 1923, ma nel 1945, dopo la fine del Fascismo e con l'abolizione di tutti i toponimi a esso riferiti, tornò a essere parte di Via Mameli.
Nel 2006 la fontana ha subito un restauro in cui è stato creato un vasto marciapiede intorno a essa che la rende meglio visibile.
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